Una Nuova Democrazia
Premesso che;
La politica, così come la conosciamo attraverso i partiti e la storia del paese, necessita sicuramente di una revisione profonda a partire dal concetto stesso di democrazia e della sua applicazione.
Avere idee innovative però non può prescindere dal pescare dalle cose positive del passato e trasformare con occhi nuovi quelle poi risultate negative.
Qualcuno in passato definì la democrazia come la più brutta forma di governo/controllo della società, tranne tutte le altre che l'hanno preceduta.
L'esperienza del passato ci ha insegnato che la democrazia pur essendo la migliore tra tutte le forme di organizzazione della società non è perfetta, anche se analizzata nelle sue forme pure; un esempio plastico dei suoi limiti è rappresentato dall'odierna democrazia rappresentativa con l'organizzazione dei tre pilastri (parlamentare, esecutiva, giudiziaria) regolati dalla Carta Costituzionale del '48 . Che spesso entrano in conflitto tra loro o peggio ancora si limitano ad osservare le malefatte dell'altro in una sopita connivenza. Ma anche la democrazia diretta, come si dimostrerà più avanti, se la sperimentassimo fino in fondo comporterebbe dei rischi e delle inefficienze!
Tutto dipende esclusivamente dall'impossibilità del controllo delle masse; e giustamente direi, perché un elemento imprescindibile della democrazia è proprio la libertà individuale e collettiva dei popoli. Pertanto le regole e le leggi devono governare ma, mai togliere le libertà individuali nel farlo. Appare evidente quindi che le difficoltà di far quadrare il concetto di governo con quello di libertà sono molteplici.
Un altro elemento che scende in campo quando si legifera è la dicotomia tra obblighi e diritti sempre più spesso confusi tra loro dai legislatori, anche per una questione di semplicità d'esecuzione, che però comporta per il cittadino sgomento e frustrazione. Infatti scrivere nella costituzione italiana che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nei modi stabiliti dalla legge, contiene già al suo interno una contraddizione in termini: si è sovrani ma comunque sottoposti alle leggi scritte da altri. E' nostra ferma convinzione che sia importante oggi più che mai avere il coraggio di percorrere strade nuove abbandonando quando necessario anche l'uso di molti dogmi del passato, assumendosi il rischio controllato della sperimentazione. E' questo il patto che sottoscriviamo con la società proponendo un cambiamento strutturale in ogni forma di democrazia conosciuta finora.
La democrazia diretta, se da un lato può sembrare innovativa, messa a confronto con gli insuccessi di quella attuale che è stata capace di comprimere le libertà per miopia e mancanza di capacità di governare nell'ottica che in regime di democrazia, a complessità si risponde con una complessità di soluzioni, non come è stato fatto, tagliando corto con gli obblighi senza considerare più i diritti, avvalendosi dell'ingegneria sociale inoculata dai media con maestria e in palese contrasto con l'onore della cronaca e della verità, per ammansire e corrompere le masse con promesse susseguenti.
Leaderismo:
Il leaderismo è un fenomeno che caratterizza la politica italiana da diversi anni. Si tratta della tendenza a imporsi come leader, attribuendo eccessiva importanza al ruolo o alla figura del capo di un partito, di un'industria o di un movimento. Il leaderismo ha avuto conseguenze negative sulla democrazia, sulla partecipazione e sulla rappresentanza dei cittadini.
Invece di basarsi sul dialogo, sul confronto e sul consenso, il leaderismo si fonda sulla personalizzazione, sulla polarizzazione e sulla propaganda. Il leader si presenta come l'unico capace di risolvere i problemi del paese, sfruttando le paure e le insoddisfazioni della gente. Il leader non accetta critiche o opposizioni, ma cerca di eliminare o delegittimare i suoi avversari. Il leader non rispetta le regole democratiche, ma cerca di modificarle a suo vantaggio o di aggirarle con decreti e fiducie.
Questa forma di politica è dannosa per la democrazia, perché riduce lo spazio per il dibattito pubblico, per la pluralità delle voci e per il controllo delle istituzioni. Inoltre, svuota il ruolo dei partiti, che diventano semplici appendici del leader, senza una vera identità o una vera proposta. I partiti perdono così la loro funzione di mediazione tra la società e lo stato, di formazione della classe dirigente e di garanzia della stabilità governativa.
Per contrastare il leaderismo, è necessario ripensare il concetto di democrazia senza leader, dove il leader è la comunità organizzata democraticamente con regole che vanificano la figura del pastore in quanto ognuno partecipando diventa pastore di se e degli altri in autotutela. Una nuova forma di organizzazione antipartitica e trasversale dove il benessere dell'uomo è al centro di ogni decisione.
Questa visione implica una maggiore responsabilizzazione dei cittadini, che devono essere coinvolti attivamente nelle scelte politiche, attraverso strumenti come il referendum, l'iniziativa legislativa popolare, le consultazioni online. Implica anche una maggiore trasparenza e accountability dei governanti, che devono rendere conto del loro operato e rispettare i principi costituzionali. Implica infine una maggiore cooperazione tra le forze politiche, che devono cercare il dialogo e il compromesso nell'interesse generale.
La democrazia senza leader è una sfida difficile ma necessaria per rinnovare la politica italiana e per ristabilire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
